CAFONERIA RUSTICANA

Quando ero bambina, mentre con mamma un giorno passavo davanti alla Madonnina  (povera Regina del Cielo) incontrammo un signore rustico, forse cafonerrimo, chissà? Notai che teneva l’unghia del mignolo  molto lunga e, incuriosita, gli chiesi il perché e il percome della botta di cheratina. In risposta, mia madre mi diede uno sganassone non indifferente di cui non capii il senso e che si poteva risparmiare; ma allora le madri esercitavano una repressione che ci spingeva a crescere, sbagliando, in autonomia, senza il provvido telefono azzurro.

In questi lunghi anni non ho più visto, per fortuna, artigli di quel genere, e neanche ricordavo più quell’obbrobrio di scagliosa appendice. Recentemente ho avuto modo di ritrovare i mignoli ipertrofici in due rustici stranieri e di uno di questi ho potuto “apprezzare” l’operato volto alla pulizia accurata delle cavità nasali grazie alla rapace presa. Stamattina ho rivisto uno dei due con un sorprendente nuovo look delle mani: niente unghione. Ho chiesto notizie e sono stata prontamente informata, con tristezza, della accidentale rottura dell’unghia che, mi ha spiegato, ha proprio funzioni di “pulizia” e non è, come si potrebbe pensare, una eccentricità estetica! Sono stata quindi “rassicurata” riguardo la prossima ricrescita ungueale. Posso dormire tranquilla circa la continuazione di questo bel segno di civiltà… multietnica.

Mio padre

Mio padre ci ha lasciati la notte tra il 18 ed il 19 aprile. Sono corsa da lui con un tremore che non era di paura, era forse di reale dolore e voglia di mantenere la calma. Tante volte avevamo parlato della morte e ci aveva pregato di non lasciare che tutto finisse in un ospedale tra personale indifferente e la lontananza dal letto di casa. Era bello e tenero mio padre, era generoso e sincero, era un padre che mai avrei cambiato per nulla al mondo. Ha amato mia madre e le delegava tante mansioni di casa ed a noi resta un ricordo bellissimo di questa loro propensione per la famiglia. Stimava le donne e ci ha insegnato che il lavoro e lo studio sono percorsi di importanza unica. Aveva combattuto e riportato ferite nell’ultimo conflitto mondiale.Mai si era vantato del bene verso gli altri. Le Befane portavano la sua grafia e tutti i nostri piccoli successi scolastici erano apprezzati. Grazie, papà per tutto quello che ci hai insegnato e per la voglia di vivere che ti ha animato fino al tuo ultimo momento. Ti voglio un bene immenso. Mi manchi, sei e sarai con me fino all’ultimo istante mio ed oltre ancora.

BUONA PASQUA

Il quartiere dove sono nata ed ho vissuto la mia infanzia, diventava festoso in primavera. Noi ragazzini, dopo i compiti, giocavamo e c’era un gran vociare ed il rumore delle biciclette, i giochi a pallone, la corda con i virtuosismi di agilità e resistenza. Poche macchine e i vestiti più buoni per la domenica. Noi femminucce avevamo scarpe bianche da ripassare col “bianchetto”. Le domeniche erano allegre. Nei palazzi si sentiva il profumo di cucinato buono e gli uomini andavano da Pacini per comprare le pastarelle. Erano confezioni lucide legate con un nastro giallo, un nastro che la signora, al banco, sistemava con grande velocità .

Succede, a volte succede.

Che ci si senta demotivati e privi di interesse. Scrivere in questa procellosa situazione è impossibile. Tanti amici si sono sentiti così con la scomparsa di Splinder ma io non mi riprendo: Non trovo più nulla, non riesco a commentare e impiego tantissimo tempo per tenere solo poche persone, non so inserire immagini, non so come sistemare la grafica. Forse chiuderò questo blog e mi sentirò più libera. Intanto ringrazio Giovanotta e Leira che mi stanno dietro con ottima disposizione e Marco che ha operato con successo il trasloco. Non sto male, sono solo incapace di riprendere a dialogare. Vi abbraccio di cuore.

 

PASSAGGIO

Sembra non finire mai, diventa un passaggio pieno di risate e improvvise lacrime. A quel periodo si dà la colpa di ogni fallimento ovvero del successo che verrà col tempo. Accompagna le esperienze vitali e poi la si dimentica, per riacciuffarla, da adulti, con lo struggimento del passato. Alla fine dell’infanzia si fa avanti senza preavviso e ci mastica il cuore con gli amori, ci fa sognare ad occhi aperti e mette una voglia di crescere cui, più tardi, si vorrebbe avere a che fare senza alcuna fretta. Le case ed i cortili di allora, le vacanze, persino la pioggia sembrano avere un impatto diverso rispetto a quello che percepiamo da adulti . Ruba energia a tutte le altre età e ne fa coriandoli festosi, entusiamo o schermi di timidezza e paura. Quel che saremo nasce da quel tuffo complicato. Quello che siamo è frutto di quella passione esistenziale.